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Prima - edizione 12.01.2001

Politica - Una tesi di dottorato del luganese Tiziano Balmelli sulle risorse finanziarie dei partiti
«Un limite alle spese elettorali»
Proposta anche una maggiore trasparenza dei conti e degli sponsor


  • Rocco Bianchi

    Come risolvere il problema del finanziamento dei partiti politici, e dunque anche delle pressioni cui sono sottoposti dalle lobby economico-finanziarie, loro principali sponsor?
    La questione, fonte di numerosi scandali in altri Paesi europei, ogni tanto fa capolino tra le pieghe del dibattito politico anche da noi, trattata non senza un comprensibile fastidio. L'idea della trasparenza è infatti appoggiata solo dai partiti socialista ed ecologista (una mozione dei Verdi in merito è stata infatti respinta dalla maggioranza borghese lo scorso ottobre), gli altri temendo un fuggi fuggi di sponsor se i nomi fossero resi noti. Questi auspicherebbero invece il finanziamento pubblico, una via però, sondaggi alla mano, ad alto rischio di bocciatura in caso di referendum, dunque politicamente non percorribile.
    Un vero dibattito sulla questione dunque finora non è mai avvenuto. Così è toccato al luganese Tiziano Balmelli, giovane giurista di 29 anni non ancora compiuti dell'università di Friburgo, lanciarlo grazie alla sua tesi di dottorato, che verrà pubblicata a giorni.
    E rispetto alle tradizionali proposte dei partiti Balmelli ha lanciato una nuova via: no al finanziamento pubblico, giudicato in base alle esperienze fatte nelle nazioni dove questo sistema esiste una cura peggiore del male (si pensi alla vicina Italia e ai suoi continui scandali politico-finanziari); sì invece alla trasparenza, accompagnata da sanzioni degne di tal nome, e soprattutto alla limitazione delle spese elettorali, in netto aumento negli ultimi dieci anni.
    Una soluzione che non sarà la panacea per tutti i mali, ma che ha il pregio della novità e soprattutto quello di affrontare il male alla radice, capovolgendo il ragionamento classico: non più soldi per coprire le sempre maggiori spese, ciò che per Balmelli alimenterebbe appunto una spirale perversa, ma compiti e dunque spese chiare, e limitate, per tutti.
    E per chi sgarra dovrebbero essere previste sanzioni dissuasive, al limite del draconiano. Balmelli infatti pensa naturalmente a multe elevate (nulla fa più male del portafoglioÉ), ma anche alla perdita automatica del seggio eventualmente conquistato e addirittura alla sospensione temporanea dei diritti politici. «Se è vero che i politici cercano il potere - ci ha detto Balmelli - mi sembra corretto colpirli nel punto che hanno cercato di ottenere in modo fraudolento».
    Un ragionamento coerente fino all'estremo, e che appunto per questo non ha incontrato finora molti favori nella classe politica elvetica, che si trincera dietro supposte difficoltà pratiche di applicazione e nei controlli, a meno, affermano, di istituire un sistema poliziesco.



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