12.1.2001
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Confederazione
- edizione
12.01.2001 |
Nel campo i pionieri sono
Ginevra e Ticino
Sebbene il tema del finanziamento dei partiti e del
loro ruolo nella vita pubblica sia ancora un tabù duro a morire, nel
nostro Paese non mancano le eccezioni, che guarda caso provengono da
due cantoni latini, spesso all'avanguardia in questo genere di cose,
Ticino e Ginevra. Il nostro cantone ha addirittura superato in
velocità la sempre «avanguardistica» Ginevra, adottando nell'ottobre
1998, non senza discussioni e strascichi legali una legge per un
finanziamento più trasparente delle campagne elettorali. La nuova
legge prevedeva tra l'altro che i partiti rendano pubbliche tutte le
donazioni superiori ai 10.000 franchi e imponeva un limite massimo
di 50.000 franchi ai finanziamenti esterni per ogni candidato.
Proprio contro quest'ultima disposizione Tiziano Balmelli aveva
presentato ricorso al Tribunale federale nel gennaio 1999
ritenendola discriminatoria, perché a suo modo di vedere la norma
favoriva i candidati ricchi, che possono perciò finanziare la loro
campagna di tasca propria. Argomentazioni accettate in toto dai
giudici di Losanna, per cui questa norma oggi non esiste più. Oggi,
stando a quanto ci ha dichiarato Balmelli, il dossier è ancora fermo
in qualche cassetto, ma a suo dire esisterebbe la volontà politica
di riprenderlo in mano percorrendo al via da lui auspicata, ossia
quella delle limitazioni delle spese elettorali. A Ginevra una
norma simile a quella ticinese è entrata in vigore nel settembre
1999. Anche qui esiste la volontà di rivederla, obbligando partiti e
gruppi a presentare i conti e introducendo una limitazione delle
spese, che per ogni lista in corsa per il Gran consiglio saranno
limitate a 100.000 franchi. Per chi sgarra sono previste multe
salate e la perdita dei seggi conquistati. Ancora tutta da
verificare però la costituzionalità di queste sanzioni. Basilea
campagna sta invece battendo una via più tradizionale. Il Gran
consiglio ha infatti approvato una norma per il finanziamento
pubblico dei partiti, sia pure attenuata da una severa norma sulla
trasparenza delle spese. Sulla legge pende però già la spada di
Damocle del referendum. Dall'esito segnato se gli elettori basilesi
confermeranno la tendenza dei sondaggi a livello svizzero, da cui è
sempre risultata una notevole avversione per l'uso del denaro
pubblico in favore dei partiti. r.b.
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